Incontri durante i nostri viaggi di osservazione naturalistica in India
Difficile non rimanere incantati davanti allo spettacolo del vento in un campo di grano, specie quando diventa come un oceano in mezzo alle colline: un oceano mosso da un’onda metacronale che ipnotizza e rapisce.
Può succedere però che nel mondo naturale queste onde non siano provocate dal vento, non agiscano su piante, non siano solo pura estetica
Chi è venuto con noi in India lo sa: occorre spesso alzare lo sguardo verso l’alto, perché la meraviglia non è solo nella tigre e nel rinoceronte, ma anche nelle api.
Ecco a voi l’Ape Gigante Asiatica (Apis dorsata, chiamata Bambara tra alcune etnie dell’India), fotografata da Ruggero Menzolini con noi in India due mesi fa: un mostro lungo il doppio della nostra Apis mellifera, più aggressiva, tra le più antiche specie di api nel mondo, confinata dall’India alle Filippine. Si tratta del più pericoloso tra gli insetti che pungono.
L’Ape Gigante Asiatica è stata descritta per la prima volta da Fabricius nel 1793, si trova dal Pakistan fino a diversi paesi del sud-est asiatico e nelle Filippine. Forma favi giganteschi di solito lunghi 3 metri e larghi 3 metri in luoghi aperti a un’altezza di 1000 m-3000 m. Quest’ape è selvatica in natura e non può essere addomesticata. Ha un comportamento aggressivo. Di solito le popolazioni locali raccolgono il miele tagliando la maggior parte del favo dal ramo, poiché i suoi alveari sono la principale fonte di guadagno.
L’ape gigante Apis dorsata è una specie evolutivamente antica che costruisce i suoi nidi all’aperto. Il nido è costituito da un unico favo ricoperto da una cortina d’api, costituita da diversi strati di api operaie che rimangono quasi immobili con la testa in alto e l’addome in basso sulla superficie del nido, ad eccezione della zona della bocca, fulcro tra le attività interne ed esterne al nido. Una colonia può cambiare questa semi-quiescenza più volte al giorno, a seconda dello stato riproduttivo e della temperatura ambientale, per entrare nello stato di attività di volo di massa), in cui l’organizzazione del nido è ristrutturata e la capacità di difesa è probabilmente soppressa
Dato che, al contrario della nostra ape, nell’Ape Gigante Asiatica gli alveari sono esterni (su alberi, pali, persino davanzali delle case – luoghi insicuri, dove i predatori possono essere fatali per tutta la colonia), ecco allora che l’evoluzione ha portato le sue contromisure.
Alveari incredibilmente vicini tra loro
Gli alveari sono incredibilmente vicini tra loro, spesso su alberi isolati. Nulla a che vedere con i (pochi) alveari naturali della nostra Apis mellifera, distanti in genere tra loro anche oltre un km. Questo può rappresentare una difesa più efficace in caso di predatori, ma ha anche un costo: l’intrusione in un alveare da parte di un individuo della stessa ape ma di un’altro alveare, magari distante solo un metro. Valutare l’identità di un individuo è fondamentale: per questo l’Ape Gigante Asiatica utilizza una complessa e variegata scannerizzazione di un individuo che si approccia alla colonia rilevando il suo profilo di idrocarburi cuticolari.

Un coro contro le minacce
Nel caso di una minaccia, l’ape guardiana allarmata torna all’alveare e, con il pungiglione bene in mostra, comincia a muoversi a zig zag attraverso le api, che corrono verso i bordi del favo creando lunghe catene di individui. Collettivamente, la colonia crea un suono, come se fosse un sibilo. L’alveare sembrerà più grande e rumoroso.
Onde metacronali, come allo stadio
Infine la meraviglia: per intimidire ulteriormente il predatore, la colonia crea delle ripetute onde metacronali, stimolate da un oggetto scuro su fondo bianco, come può essere un uccello, e generate alzando verso l’alto in successione gli addomi degli individui a 20-120 gradi. Come se fosse la ola di uno stadio.
Come il vento in un campo di grano.
Chi si immergerà il prossimo Marzo con noi in India è avvisato: alzate spesso lo sguardo. La magia non è solo nella tigre e nel rinoceronte.
Daniele Vivarelli