“Ushuaia, fin del mundo”
Questo è il termine più appropriato per descrivere l’Antartide.
Il continente più freddo, arido, alto, isolato tra tutti. Se essere a Ushuaia, Città del Capo, in Tasmania o nella punta più meridionale della Nuova Zelanda vi fa sentire lontani, beh, vi sbagliate.
Aggiungete quasi 1000 km da Ushuaia, 3500 dal Sud Africa, 2500 dall’Australia, 2300 dalla Nuova Zelanda: ecco, ora sarete lontani e isolati, qui in Antartide.
Non fatevi ingannare dall’enorme cartello che troverete una volta sbarcati: “Ushuaia, fin del mundo”.
Perchè quello che per la maggior parte dei viaggiatori rappresenta la fin del mondo, per voi sarà l’inizio di un viaggio incredibile. Per voi, il mondo terminerà 1000 km più a sud, oltre l’Oceano Meridionale, sempre che si voglia considerare l’Antartide come qualcosa appartenente al nostro pianeta.
Vi accorgerete da subito infatti di viaggiare verso qualcosa di alieno. Salirete su una nave, per attraversare il leggendario Stretto di Drake: 1000 km di Oceano Meridionale che si frappongono tra voi e il continente ghiacciato, con le Ande che si inabissano a Capo Horn per poi riemergere nella Penisola Antartica. In mezzo, le latitudini dei Cinquanta Urlanti e Sessanta Stridenti. Durante i giorni di navigazione potrà accedere di tutto: sarete scortati dagli enormi albatross, maestri impareggiabili del volo planato, potrebbero emergere orche e megattere, passerete il Fronte Polare e la Corrente Circumpolare Antartica, il più importante spostamento di acque che esista sulla Terra, un flusso di acqua che percorre costantemente in senso orario tutto l’Antartide, impedendo alle acque tropicali di arrivare e imprigionandolo nella sua gabbia di ghiaccio
Questo gigante di ghiaccio, grande due volte l’Australia e che può raddoppiare la propria superficie in inverno con i suoi tentacoli di ghiaccio, è protetto dall’Oceano Meridionale, che occorrerà attraversare in nave. Sarà una meraviglia per gli occhi, con gli Albatros che ci scorteranno in volo, le gobbe dei cetacei che emergeranno misteriose, gli iceberg che saranno enormi velieri di ghiaccio grandi come città.
Il primo iceberg che comparirà all’orizzonte sarà il momento esatto per potere dire “è qui che tutto comincia”.
Non importano le sue dimensioni: che sia una zattera di ghiaccio o un colosso terrificante, segnerà lo soglia che schiuderà l’universo dell’Antartide, la parte del planisfero che sembra voler mordere dal basso tutte le terre sopra di lui.
Quella che, dopo aver lasciato gli occhi di tutti noi liberi di scorrazzare nel planisfero tra savane africane, praterie del Nord America e deserti Australiani, li cattura inesorabilmente ogni volta verso il basso, come un Maelstrom di ghiaccio che tutto fagocita.
Al contrario di tutte le altre terre, l’Antartide sembra un sogno impossibile, sospeso tra oceani tempestosi e una lontananza insondabile.
Eppure siete qua.
Lo stretto passaggio tra le Shetland Meridionali, che come rocce Simplegadi sembreranno voler stringere la nave nella loro morsa di pietra, segnerà un altro limes: l’Oceano Meridionale non minaccerà più di muraglioni medievali e sbuffi fosforici, ma donerà la quiete di una superficie liquida piatta.
Se prima, per due giorni, l’Oceano nel Drake ci ha obbligato ad orientarci come un Tuareg nel deserto, da segnali impercettibili, ora è uno spartito musicale, da leggere in baie e montagne, approdi e avamposti umani. Attorno a voi, muraglioni di ghiaccio impossibili da descrivere.
Se prima, nello Stretto di Drake, c’erano gli albatross e i petrelli, una volta arrivati, tutto potrà accadere: 6 mesi fa, abbiamo le orche sono apparse come regine dei ghiacci nello Stretto di Gerlache, decine di megattere hanno danzato sott’acqua nelle loro mortali trappole di bolle, migliaia di pinguini ci hanno ricordato costantemente dove ci trovavamo: alla fine del mondo, la foca leopardo è una presenza costante. La nave sarà per noi una navicella in esplorazione verso un altro pianeta, le montagne avranno ghiaccio come non lo avete mai visto, lo sbuffo delle balene sarà la nostra sveglia la mattina. Saremo Shackleton e Cook, Ulisse e Neil Armstrong.
Il continente più freddo, più arido, più alto del pianeta, che si espande e ritrae ogni anno raddoppiando la propria superficie di ghiaccio. L’incubo dei cartografi e dei satelliti: le carte geografiche dell’interno dell’Antartide sono rimaste quasi in bianco fino gli anni 80 perchè i satelliti di allora tagliavano fuori oltre 3 milioni di km a sud dell’82° parallelo australe. Il continente che una volta ospitava piante e dinosauri, dove sono caduti oltre 10.000 meteoriti, dove le rocce possono essere vecchie di oltre 3 miliardi di anni. Il continente con immensi laghi ghiacciati allo stato liquido sotto chilometri di calotta glaciale, venti catabatici e il Polo Sud, dove il sole sorge una volta l’anno e le precipitazioni avvengono a cielo sereno: i cristalli di ghiaccio cadono da nubi troppo rarefatte per essere visibili. Per questo, solo qui può essere captata la radiazione di fondo cosmico, il residuo di energia elettromagnetica liberata nel Big Bang.
Pinguini, megattere e balenottere
Vedrete gli incredibili pinguini. Iconici, comici, straordinariamente adattati a un ambiente ostile: forma arrotondata con strato di grasso, piume corte e sovrapposte a bassa conduzione di calore, prevenzione della dissipazione di calore negli arti tramite una rete mirabile, arti anteriori mossi “da remoto”, da tendini collegati a muscoli localizzati non negli stessi arti ma nel corpo più caldo, ossa solide e non pneumatiche per resistere all’enorme pressione della colonna d’acqua, modificazione dell’emoglobina per avere un’affinità estrema all’ossigeno, capacità di intrappolare aria tra le penne per aumentare in modo incredibile la velocità di nuoto…tutto questo per sopravvivere a temperature che possono arrivare a -60°, venti catabatici oltre i 100 km/h, profondità abissali di centinaia di metri di mare freddo.
Vedrete le megattere e le balenottere minori antartiche, la foca con i denti a forma di pettine per filtrare il krill e quella con il muso rettiliano predatore di pinguini, i cormorani antartici e gli skua sempre in agguato. Nell’oceano, i pesci vi appariranno trasparenti: il trasporto dell’ossigeno nel sangue avviene per soluzione acquosa e senza l’impiego dell’emoglobina e il sangue sarà bianco.
Potrebbe essere Encelado, satellite di Saturno.
O una terra sospesa dal tempo e dallo spazio, dove si mescolano i mondi perduti di Poe, Lovecraft e Verne, o più indietro ancora le intuizioni dei filosofi Greci o di Tolomeo, una terra agli antipodi protetta da ostacoli insuperabili. Affrontare l’ignoto significava affrontare le proprie paure: quella di una fascia di fuoco tropicale alta fino al cielo, o quella di una mare in discesa che inghiottiva le navi presso l’equatore.
Ancora oggi, spingersi fino in Antartide, significa ribaltare la concezione stessa di viaggio moderno e di volgere lo sguardo al passato: ci sarà sempre il Drake da attraversare, ci saranno sempre i “mostri” ad aspettarvi. Ci saranno gli albatros dalle ali larghe fino a 3 metri, i leviatani e le foche leopardo, torme di pinguini e pesci senza sangue.
Spingersi fino in Antartide, vuole dire essere ancora in grado di sognare.
Terra incognita Australis
E’ il nostro itinerario naturalistico in Antartide, guidato da un biologo dall’Italia, e ti porterà a scoprire:
- Icebergs, ghiacciai e picchi innevati in un paesaggio senza tempo
- Ushuaia e la Terra del Fuoco
- Pinguini di diverse specie, letteralmente a migliaia
- Balenottere minori antartiche, comuni, boreali, megattere…
- I magnifici lagenorinchi, delfini “inconsueti”, orche e altri cetacei
- La Foca leopardo, l’Elefante marino meridionale e gli altri pinnipedi
- Gli albatross, i cormorani antartici e una magnifica avifauna
Daniele Vivarelli

