Intervista a Davide Palumbo che racconta l’itinerario di viaggio, la fauna colombiana e le pitture rupestri del Cerro Azul.
Siamo qui sull’Appennino tosco emiliano in compagnia di Davide Palumbo, a capo del team di biologi e naturalisti di Biosfera Itinerari che accompagnano i viaggi WWF Travel di Wildlife Watching in giro per il pianeta.
Davide è tornato da poco da una spedizione in Madagascar, e presto ripartirà per la Tanzania, la sua seconda casa ormai. Per fare con lui due chiacchiere occorre cogliere l’attimo, e andare fin quassù, nella sua tana appenninica.
Mattina favolosa, cielo limpido, tutto è pronto per parlare del nuovo viaggio in Colombia – Le Ande, la savana e le foreste nebulari in partenza nel mese di marzo.
Cos’ha di diverso la Colombia?
Vedo, dai vostri itinerari, che già coprite abbondantemente il Centro-Sud America: Costarica, Perù, Brasile, Ecuador… Cosa ha di diverso la Colombia?
“Il Sud America in generale, per chi è appassionato di natura è una meta imprescindibile. Il grande naturalista Alexander von Humboldt, nella sua lunga spedizione naturalistica sudamericana a cavallo tra ‘700 e ‘800, rimase completamente ammaliato da ciò che vide.
Tutto era nuovo, spettacolare, tutto annunciava la grandiosità della natura. Di notte Humboldt si incantava ad ascoltare i toni flautati delle scimmie urlatrici e i brontolii di altri animali.
Era un mondo primordiale, dove “tante voci erano a rivelare la natura che respira”. Humboldt, solo lui, è riuscito a descrivere la natura con gli occhi dello scienziato e il cuore del poeta.
La Colombia ha una eterogeneità di ecosistemi da far girare la testa. Qui si può ancora respirare l’estasi che Humboldt provò più di due secoli fa.
Ha le sembianze del Giardino di Eden, solo qui si può passare da un giorno all’altro da ecosistemi di brughiera andina di alta quota – il paramo – a foreste nebulari, da ambienti che ricordano le paludi del Pantanal a foreste pluviali ricchissime di specie.”
L’itinerario del viaggio in Colombia sembra davvero incredibile. Chingaza National Park, Montezuma Rainforest, la Valle di Otún, Hato la Aurora e molto altro, è così?
“Si, è straordinario. Prendiamo il Chingaza National Park: senza la rete di bacini idrografici di questo incredibile parco, la vita a Bogotà non sarebbe possibile, semplicemente non ci sarebbe acqua nella capitale della Colombia.
Il Parco, incastonato nella Cordigliera Orientale delle Ande colombiane, non è semplicemente uno spettacolare esempio di ecosistema a paramo – la brughiera andina di alta quota – ma è fondamentale per il corretto equilibrio idrico di tutto il macro-bacino dell’Orinoco.
E poi qui si hanno le migliori chances al mondo per l’osservazione di una delle specie simbolo di tutte le Ande…”
Ci si sposta a piedi durante i Safari nelle foreste colombiane?
“Sì, a piedi. Oltre a inoltrarci nella foresta durante il giorno, faremo uscite anche all’alba e al tramonto, persino di notte usando la nostra termocamera, per le specie più elusive e quelle notturne. Sarà davvero un’immersione naturalistica completa”
Quali sono le altre tappe del viaggio in Colombia?
“Chingaza National Park è solo l’antipasto. Dopo si va a Montezuma Rainforest, una riserva che tutela una importantissima fascia vergine di foresta tropicale e nebulare.
Qui veramente la biodiversità di uccelli, farfalle, orchidee lascia sgomenti, tanto è dirompente. E poi, con molta fortuna, potremmo vedere la Donnola della Colombia, il più raro carnivoro neotropicale!
Visiteremo la valle del fiume Otún, che preserva un tratto importante di foresta nebulare, ed è il posto migliore al mondo per l‘osservazione del tapiro di montagna.
E poi Hato la Aurora, nella regione del Llanos, una riserva privata istituita nel 2008 in un ecosistema a pianura e savana pre amazzonica.”
C’è la possibilità di osservare l’Orso andino?
“Assolutamente si. L’Orso Andino, o Orso dagli occhiali (per via della maschera di peli bianchi attorno agli occhi), l’unico appartenente al genere Tremarctos, residuo di quel gruppo di orsi “dalla faccia corta” che vivevano in antichità dall’Alaska alla Patagonia.
Uno dei suoi “cugini” era il terrificante Orso dalla faccia corta (Arctodus simus), un mostro carnivoro vissuto nel Pleistocene pesante oltre 900 kg, che quando si alzava in piedi raggiungeva i tre metri e mezzo di altezza.
Fortuna che l’Orso andino, endemico del continente sudamericano, è onnivoro invece!”
Negli altri itinerari di esplorazione faunistica non riuscite a vederlo?
“No, perché solo in questo itinerario colombiano ci spingiamo nell’incredibile ecosistema andino.
Ma aspetta: Chingaza National Park non è solo l’Orso andino e incredibili panorami: ci sono anche altri mammiferi importantissimi, come il Mazama rosso minore, un piccolo cervo di endemico delle Ande, o il Coati di montagna occidentale, un procionide delle foreste andine della Colombia, dell’Ecuador e del Perù di cui si sa ancora pochissimo”
Com’è il birdwatching in Colombia, ci sono molte specie da osservare?
“Ah, la Colombia è un paradiso per i birdwatchers!
Le coloratissime tanagre, gli aironi, gli uccelli da preda, pigliamosche, beccasemi…c’è anche qualche pappagallo, tra cui il Parrocchetto pettobruno, endemico della Colombia.
Può capitare che il Condor delle Ande volteggi sopra le nostre teste, o che la Civetta nana delle Ande faccia la sua comparsa.
Non parliamo poi dei colibrì, che qui sono più di 40 specie: le Ande rappresentano il centro della biodiversità di questi magnifici uccelli, con oltre il 40% di tutte le specie al mondo.
Ci sono anche gli iper specialistici di alta quota: quelli che per non morire per ipotermia la notte, entrano in uno stato fisiologico detto “torpore”, al limite tra la vita e la morte.
Il paramo della Colombia è un posto magico, costantemente a cavallo tra terra e aria, scoperta e meraviglia.”
Il Tapiro delle Ande è la seconda specie iconica di questa spedizione, giusto, Davide?
“Sì, esattamente. Ecco perché la Colombia è speciale, ecco perché ci tenevamo tanto ad inserirla tra i nostri viaggi: l’Orso andino e il Tapiro di montagna sono specie così incredibili da valere da sole il viaggio.
Pensa che il nome scientifico del Tapiro di montagna – Tapirus pinchaque – viene dalla lingua degli indigeni della regione Cauca in Colombia.
Spettro, fantasma: ecco cosa significa pinchaque. Ad oggi, sappiamo ancora veramente poco su questa specie. Dedicheremo diverse escursioni all’alba e al tramonto per lui, nella Valle di Otún.”
È vero che ad Hato la Aurora si può osservare il giaguaro?
“Allora, diciamo che la nostra spedizione dove vedrai giaguari con in abbondanza, con osservazioni di qualità veramente alta, è quella Brasiliana. Il Pantanal, da questo punto di vista, è imbattibile.
Ma, nella spedizione in Colombia, andremo anche a Hato la Aurora, un ranch privato immerso in un ecosistema a savana pre amazzonica ecologicamente affine al Pantanal. Ci sono capibara, cigone Jabiru, martin pescatori, caimani, persino puma! E naturalmente…giaguari!
Hato la Aurora rappresenta il posto migliore in Colombia per avere chances di avvistare il giaguaro. Ci contiamo!”
Parlaci della visita alle pitture rupestri di Cerro Azul
Vedo dall’itinerario sul sito che poi si finisce in bellezza. “La Cappella Sistina” dell’era glaciale. Davvero sono così incredibili?
Davide si ferma, e si volta a guardarmi, i suoi occhi diventano fessure che sembrano scrutare al di là dell’Oceano Atlantico.
“Non puoi capire, se non ti trovi davanti a questo spettacolo.
Immagina migliaia di pitture rupestri, dipinte con pigmenti minerali rossi lungo oltre 12 km di pareti orizzontali di roccia, anfratti, persino lungo le pareti curve dei Tepui, le incredibili formazioni montuose dell’Amazzonia.
Ma, dopo l’impressionante effetto WOW! iniziale, è il contenuto delle pitture che cattura: sono raffigurate scene dei primi abitanti dell’Amazzonia, tra i 12.600 e i 11.800 anni fa, quando ancora vivevano con animali estinti quasi mitologici: bradipi giganti, mastodonti, i litopterni con le loro strane proboscidi…
Ci sono motivi antropomorfi e zoomorfi, schemi geometrici, scene di uomini e donne in rituali e in caccia, nella foresta e nella savana.
Cervi, tapiri, tartarughe, pipistrelli, primati…come se tutta la storia del tardo Pleistocene fosse rappresentata su queste pareti di roccia. È incredibile, lascia davvero a bocca aperta.”
Termina la nostra passeggiata, e così anche la nostra intervista. Saluto Davide ma mi riecheggiano ancora le sue parole “un mondo primordiale, dove tante voci erano a rivelare la natura che respira”.







