I nostri avvistamenti in Cile
Immaginare la spedizione naturalistica in Patagonia del prossimo autunno, un compito arduo per chi non si è ancora mai spinto a queste latitudini meridionali.
Nessuno la dimentica, tra chi lo ha fatto.
Nei secoli, certe domande su storie e avventure che sono capitate qui hanno continuato a correre sulle bocche, in un lungo fuoco di stoppie che ha creato pensieri vaganti come haiku, ha intersecato coordinate universali altrimenti imperscrutabili, ha mostrato gli ultimi spasmi di una natura solitaria e fragorosa.
Ma, poche cose impressionano un viaggiatore quanto il primo animale capace di toccare veramente il cuore.
Non importa quanti altri animali vedremo, quante terre esploreremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo: prima o poi faremo ritorno a quel momento unico, l’incontro che si è accampato nel cuore e che portiamo sempre a tracolla, quello che nella nostra quotidianità si rivela a suo piacimento nell’estro di un falò sulla spiaggia in estate o si apparta nel nido di lana di sciarpa in inverno.
Ancora oggi, la Patagonia racconta di storie di balene, pinguini e condor, leoni marini e orche. Ma, indubbiamente, è per il Puma che molti si spingono fino a queste latitudini.
Il guardiano delle Ande
Il mediatore di innumerevoli relazioni ecologiche, colui che crea il suo giardino di caccia, che riesce a nuotare da un’isola all’altra, colui che è maestro della propria scienza tra le balze rocciose così come tra i prati di orchidee delle Torres del Paine.
Ogni anno, ci spingiamo giù nel mondo e su per le montagne della Patagonia cilena soprattutto per lui.
A piedi, camminando leggeri tra mura di roccia che esaltano e di aria che intimoriscono.
Il puma, notizia recente, può usare metodi non convenzionali per cacciare. Nel Greater Yellowstone Ecosystem, è stato osservato come i puma utilizzino solo il 4% dell’area come arena di caccia, dove le condizioni per una tecnica di “stalk and ambush” sono più favorevoli.
Ma il puma sembra anche adottare una più sottile strategia, denominata “Garden to hunt”, che consiste nel creare le condizioni per un giardino di caccia autorigenerante, in cui ogni preda ne richiama una successiva in un processo di feedback positivo. Le carcasse infatti aumentano la quantità di azoto nel suolo e nelle piante in modo significativo, contribuendo alla formazione di ecosistemi idonei per attirare ungulati che diventeranno future prede. Nello studio, si stima che i puma dell’area contribuiscano annualmente alla produzione di carcasse pari alla massa di una balenottera azzurra.
Il Puma racconta di una specie che, con oltre 500 interazioni biotiche documentate dai ricercatori (regolazione delle prede, effetto “paura” sulle prede con ricadute trofiche a cascata, produzione di carcasse, interazione con altri carnivori, servizi ecologici -come ad esempio la mitigazione della diffusione delle patologie negli ungulati-…) agisce da vero e proprio broker nel regolare l’energia e i nutrienti negli ecosistemi, unendo specie di taxon e livello trofico anche distantissimi.
Un meraviglioso demiurgo ecologico.
Prima di partire, la Patagonia indica spesso in chi non resiste a rivolgere lo sguardo a sud l’inizio di uno spartiacque, convalida il sentimento di una geografia di frontiera: nutre l’immaginazione di terre frantumate in migliaia di isole e canali, dove cordigliere, ghiacciai e fiumi capricciosi sigillano il divieto di strade e rotaie, città e umanità.
Scogliere affilate come denti di pescecane, tronchi contorti che accarezzano i fiordi, montagne come troni di dei, foreste impenetrabili e mari di una potenza antica: la Patagonia trasuda pagine intere di Melville e Coloane, London e Verne.
E la promessa di un incontro con il Puma, il sovrano incontrastato di queste terre battute dai venti del sud.
4 curiosità sul Puma
Forse non tutti sanno che il Puma, oltre ad essere molto astuto, può muoversi molto agevolmente nell’ambiente circostante ed è davvero molto adattabile:
- Può balzare a distanze di oltre 12 metri con un solo salto
- Trascina la sua preda per lunghe distanze nascondendosi per poter mangiare
- Ha una dieta variegata che include cervi, cinghiali e piccoli mammiferi
- Miagola e fa le fusa, non ruggisce, è infatti imparentato con i felini di piccola taglia.
Daniele Vivarelli

