Dal baratro al ritorno: come il Sudafrica ha salvato alcune delle specie più minacciate del pianeta.
Wildnotes – Storie di Conservazione
Questa rubrica raccoglie e racconta aggiornamenti dai luoghi che visitiamo, mettendo al centro i temi della conservazione della natura e delle specie. Non è solo un diario di viaggio: è uno spazio in cui osserviamo da vicino cosa sta accadendo davvero sul campo, tra progetti di tutela, sfide ambientali e risultati concreti.
Un paese straordinario, con una storia difficile
Il Sudafrica è il sesto paese al mondo per biodiversità. Savane, fynbos, deserti di succulente, foreste costiere: ogni ecosistema ospita specie che non esistono da nessun’altra parte della Terra.
Eppure questa stessa terra porta i segni di un passato pesante.
Secoli di caccia intensiva e trasformazione degli habitat hanno quasi cancellato i grandi carnivori dalla maggior parte del territorio. Il leone era praticamente scomparso. Diverse antilopi endemiche erano ridotte a pochi individui. Il bontebok contava appena 17 superstiti. Due specie non ce l’hanno fatta: il quagga — una sottospecie di zebra dal manto a strisce parziali — e l’antilope azzurra, entrambi estinti per sempre.
E poi c’era il rinoceronte bianco.
Il rinoceronte bianco: il recupero più straordinario della conservazione africana
Alla fine dell’Ottocento, la caccia aveva ridotto il rinoceronte bianco del sud a meno di cento individui, tutti confinati nell’Hluhluwe-iMfolozi Park, nel KwaZulu-Natal.
Era considerato estinto nel resto del continente.
Quello che è accaduto dopo è uno degli esempi più potenti di recupero di una specie nella storia della conservazione mondiale. Grazie a protezione rigorosa, gestione degli habitat e programmi di traslocazione, la popolazione è cresciuta fino a superare i 20.000 individui. La specie è stata riclassificata da “in pericolo” a “quasi minacciata” sulla Lista Rossa IUCN.
Il WWF ha accompagnato questo percorso, supportando la reintroduzione del rinoceronte bianco in diversi paesi africani dove era scomparso da generazioni.
Un animale che avrebbe dovuto essere un ricordo è tornato a camminare nelle savane.

Il leone, la zebra, il ghepardo: altri ritorni da celebrare
Il rinoceronte non è solo in questa storia.
La zebra di montagna del Capo era scesa a meno di 80 individui negli anni Cinquanta. Oggi la sua popolazione cresce in modo costante, grazie alla collaborazione tra riserve pubbliche e aree private.
Il leone non è più classificato come specie minacciata in Sudafrica. Nei parchi nazionali la popolazione è stabile. Nelle riserve private è aumentata da 10 a circa 500 individui negli ultimi decenni.
Il ghepardo, estirpato da oltre il 90% del suo areale originario, sta recuperando terreno grazie a programmi di metapopolazione — reti di piccole popolazioni gestite in modo coordinato come un unico grande ecosistema.
Persino il tasso del miele ha migliorato il suo status: gli allevatori vengono incentivati a proteggere gli alveari invece di perseguitare l’animale, con mieli certificati “badger-friendly” che trasformano un conflitto in una convivenza possibile.
Un sistema di conservazione che funziona
Dietro questi risultati c’è un sistema di aree protette tra i più articolati del continente. Parchi nazionali, riserve provinciali, aree private e comunali che collaborano, condividono dati e gestiscono insieme le specie.
Il SANBI — South African National Biodiversity Institute — monitora continuamente lo stato delle specie. Il dato che colpisce di più: il Sudafrica non ha registrato l’estinzione di nessuna specie di uccello o mammifero negli ultimi decenni.
In un paese con questa storia, non è poco.
Il 67% delle piante, il 52% delle farfalle, il 50% degli anfibi esistono solo qui. La responsabilità è immensa. E il paese la sta prendendo sul serio.

La balena franca australe: quando smetti di uccidere, la natura risponde
La storia di recupero più commovente viene dal mare.
Nell’Ottocento i balenieri europei avevano quasi azzerato la balena franca australe. Il nome dice già tutto: era la balena “giusta” da cacciare, lenta, galleggiante una volta morta, ricca di olio e fanoni. Tra i tardi anni Settecento e gli anni Venti del Novecento, la popolazione mondiale passò da 55.000-70.000 individui a meno di 300.
Poi arrivò la protezione legale.
Da quel momento, la popolazione nelle acque sudafricane è cresciuta al ritmo del 6,5% l’anno. Oggi si contano oltre 6.500 individui. Ogni anno, tra luglio e novembre, questi giganti tornano lungo le coste della Western Cape — nella baia di Walker Bay, vicino a Hermanus — per partorire, allattare, accoppiarsi.
Un tempo erano fantasmi scomparsi dall’orizzonte. Oggi si avvicinano alle imbarcazioni con una curiosità che sembra quasi fiducia.
È uno spettacolo che racconta, meglio di qualsiasi dato, cosa si ottiene quando si sceglie di fermarsi in tempo.

Safari responsabile in Sudafrica: osservare senza disturbare
In questo Sudafrica che sta ritrovando se stesso, WWF Travel porta i propri viaggiatori con un approccio preciso: osservare, capire, non forzare.
La grande fauna iconica — elefanti, leoni, leopardi, rinoceronti, bufali — è solo il punto di partenza. Il viaggio è pensato per andare oltre, alla scoperta di specie che raramente compaiono sulle copertine delle riviste: la iena bruna, quasi fantasma delle zone aride; il gatto dai piedi neri, il felino selvatico più piccolo del continente africano; gli uccelli endemici del fynbos.
Non ci sono attrattive artificiali. Non si manipolano le situazioni per garantire un avvistamento.
Si passa del tempo sul campo insieme a chi fa ricerca. Si capisce come funziona il monitoraggio. Si tocca con mano il lavoro quotidiano che tiene in piedi tutto questo sistema.
Perché la conservazione — come insegna ogni storia raccontata qui — non è mai un traguardo raggiunto. È un impegno che si rinnova ogni giorno. E che vale la pena sostenere, anche con la scelta di come si viaggia.
Fonti
SANBI – South African National Biodiversity Institute
WWF – African Rhinos
WWF – Whales Conservation
CapeNature – 2025 Southern Right Whale Aerial Survey