Le praterie sconfinate della Tanzania e lo spettacolo della Grande migrazione
Un oceano di erba, con acacie solitarie che si stagliano come alberi di vascelli alla deriva. Un muro di animali, un Giardino di Eden dentro un cratere, un palcoscenico dove vita e morte si rincorrono senza afferrarsi mai.
Serengeti e Ngorongoro non sono solo il luogo dove andare almeno una volta nella vita per chi volesse ammirare la natura più esplosiva. Questi grandi spazi della Tanzania sono anche intrisi di incantesimi, che corrono nell’erba, si attorcigliano attorno ai baobab, si propagano dai ruggiti dei leoni.
Chi osa esplorare questi luoghi così meravigliosi e sconvolgenti, dove sangue, polvere e vento ci ricordano il ciclo inesorabile della vita, deve sapere che non tornerà mai più come prima.
Prepararsi all’impossibile
Perchè venire in Serengeti? Cosa ha di speciale Ngorongoro?
Il Serengeti è noto in tutto il mondo per ospitare uno spettacolo naturale senza eguali al mondo: la Grande Migrazione. Ma che cosa è?
La migrazione degli gnu del Serengeti (Connochaetes taurinus) è la più grande migrazione terrestre rimasta al mondo (ma la più grande in termini di biomassa è quella dei grandi misticeti).
La migrazione copre l’intera area dell’ecosistema del Grande Serengeti, un viaggio di andata e ritorno che supera di gran lunga la distanza in linea retta di 650 km, con i dati dei collari GPS che suggeriscono che la reale distanza percorsa è superiore a 1500 km.
Le mandrie si dirigono a sud dal loro rifugio della stagione secca nel Masai Mara (Kenya) quando le brevi piogge iniziano all’inizio di novembre, e trascorrono la stagione delle piogge (dicembre-maggio) nelle fertili pianure meridionali di erba corta della Tanzania, definite dall’estensione del suolo di cenere vulcanica e la precipitazione media annua.
La stagione del parto a febbraio coincide con questo periodo di picco della produzione primaria. I vitelli sono altamente precoci e seguiranno le loro madri entro poche ore. La migrazione degli gnu è in costante movimento, con le femmine che percorrono uno spostamento medio giornaliero di 4,5 km, optando per aree ad alta piovosità nel corridoio occidentale prima di proseguire verso nord-ovest verso il Masai Mara entro luglio.
La stagione secca (agosto-novembre) viene trascorsa nei boschi settentrionali del Parco Nazionale del Serengeti e della Riserva Nazionale del Masai Mara, prima che il ciclo ricominci.
Essere in mezzo a questo incredibile fenomeno naturale è difficile da descrivere. Non esiste in natura qualcosa di più incredibile di quello che ogni anno, inesorabilmente, si ripete qui.
La “Grande Migrazione” non è solo grande perché movimenta milioni di ungulati, ma anche perché il palcoscenico di questo spettacolo naturale al limite dell’immaginazione trascende qualsiasi geometria, confonde il vicino con il lontano, racconta di una pianura “senza fine”, come suggerisce la parola Maasai.
Cosa succede nel Serengeti
La Grande Migrazione ha la sua genesi nel gradiente di precipitazioni fortemente stagionale tra le pianure ad erba corta del sud-est e le savane alberate ad erba alta del nord, centro e ovest, ma anche nella chimica del suolo: nella parte sud est del Serengeti la migrazione è tenuta in vita dalla “Montagna di Dio”, lo stratovulcano Ol Doinyo Lengai che fertilizza il suolo con il suo magma ricco non di silice, come gli altri vulcani, ma di calcio e sodio.
A nord invece, le intense precipitazioni scavano le rocce liberando i loro tesori: nutrienti che diventano piante, piante che diventano mammiferi.
Fare un safari qui ha qualcosa di incredibile.
Questo è una terra dove gli dei hanno voluto intrecciare il bello e il terribile più che in ogni altra parte del pianeta, un sismografo delle nostre più ancestrali paure e desideri: c’è l’orgia di zoccoli e corna di gnu e zebre, che si intrecciano e ci catapultano in un girone dantesco, e ci sono leoni, leopardi e ghepardi, che raccontano di una vita in perpetua tensione, la disciplina dell’attesa e la fisicità dell’azione.
Che sia in inverno, quando il Serengeti diventa un mare di erba verde commovente tanto è bello, o in estate, quando invece il giallo diventa predominante, la Grande Migrazione è il motivo di un safari in Serengeti.
Poi c’è Ngorongoro.
Quando, la notte prima di scendere nel cratere più famoso sul pianeta, dormiremo in cima sulla sua bocca, potrà accadere che i nostri sogni siano pieni di grandi scene di gruppo, come se Ngorongoro chiamasse a raccolta tutte le sue zebre, gnu e elefanti invadendo i vostri dormiveglia sull’orlo dell’alba.
Il cratere di Ngorongoro, compreso in un sito UNESCO che tutela anche la Ngorongoro Conservation Area e denominato il Giardino di Eden, è la più grande caldera intatta del mondo.
Il cratere, insieme ai crateri Olmoti ed Empakaai, fanno parte della Rift Valley orientale, il cui vulcanismo risale al tardo Mesozoico/inizio Terziario ed è famoso per la sua geologia.
Qui c’è tutto: tra le migliaia di animali presenti si incontrano leoni, ghepardi, ippopotami, zebre, persino i pochi rinoceronti neri rimasti. Gli elefanti, qui, sono maschi enormi, maturi, con zanne che toccano il suolo.
Si scende all’alba con il fuoristrada, per godere delle sei ore concesse più dense della vita.
C’è infine un’ultima chicca: l’Ecosistema Serengeti-Ngorongoro nasconde anche un segreto eccezionale: la gola di Olduvai, uno dei siti più importanti al mondo per la paleontologia dei primi ominidi.
Il viaggio naturalistico in Tanzania è una fusione di stasi e moto, di paesaggi immobili e azioni che possono svilupparsi in pochi secondi.
La Tanzania è il luogo in cui un orizzonte, un cratere o un tramonto bastano a stabilire un’intesa tra cielo e terra, rendendo possibile ogni cosa. Un focolaio di azione, meraviglia e invenzione, un luogo interstiziale delle più profonde forze vitali dell’uomo.


